
La Pop Art al neon di Katherine Bernhardt a Graz
Introduction
Alla HALLE FÜR KUNST Steiermark di Graz, fino al 10 gennaio 2027, la prima mostra istituzionale in Europa dedicata alla pittrice americana Katherine Bernhardt
La Pantera Rosa accanto a un paio di Crocs, Pikachu e compagni dell’universo Pokémon, Garfield, Pac-Man, rotoli di carta igienica e funghi giganti: entrare nelle sale della HALLE FÜR KUNST Steiermark di Graz è un po’ come riaprire la scatola dei giocattoli dell’infanzia e scoprire che, nel frattempo, qualcuno l’ha ridipinta con colori fluorescenti. In una delle stanze lo sguardo sale verso un cielo di stelle, lune e piccoli extraterrestri spruzzati a spray: è la stazione d’atterraggio stiriana che l’artista ha creato per E.T., l’alieno di Steven Spielberg.
Fino al 10 gennaio 2027 la Kunsthalle sul Burgring ospita Neonfarbblendluminanzwuchtgemaeldenetzhautkollisionsgefahr, la prima mostra istituzionale in Europa dedicata a Katherine Bernhardt, nata nel 1975 a St. Louis, nel Missouri, dove tuttora vive e lavora. II titolo è un vero scioglilingua: 58 lettere, che fondono in un’unica parola tedesca neon, colore, abbagliamento, luminanza, forza, pittura, retina, collisione e pericolo. In italiano significherebbe pericolo di collisione retinica da dipinti di abbagliante luminanza e potenza al neon. Oltre 40 dipinti, molti di grande formato, ripercorrono la produzione recente di un’artista che il curatore Sandro Droschl annovera tra le pittrici americane contemporanee più conosciute, grazie a uno stile espressivo inconfondibile.
Il suo è un Pop dal cuore caldo. Bernhardt raccoglie l’eredità di Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Claes Oldenburg, ma ne scioglie la fredda distanza in un gesto immediato, spontaneo, volutamente imperfetto, che dialoga con il Neoespressionismo degli anni Ottanta e, più indietro ancora, con i colori di Henri Matisse e le nature morte di Giorgio Morandi. Nascono così superfici senza prospettiva né illusione, dove fumetti, pubblicità, moda e oggetti quotidiani convivono tra ironia e sovraccarico sensoriale, e dove il motivo più innocente lascia talvolta affiorare una sfumatura più inquieta.
Le opere di Bernhardt fanno parte, tra le altre, della collezione della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, accanto a istituzioni come l’Hirshhorn Museum di Washington e il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh. Negli ultimi anni le grandi retrospettive si sono tenute in Corea del Sud, dall’Hangaram Art Museum di Seul nel 2025 fino a Seongnam nel 2026, mentre in Europa Katherine Bernhardt si era vista finora soprattutto in galleria, a Vienna, curiosamente, già nel 2004. Ora tocca a Graz accogliere la visione ottimista, colorata ed espressiva della pittrice.
Anche la cornice merita il viaggio: l’edificio tardo-modernista del 1952, circondato da un parco, è stato per decenni la sede della biennale dei tre Paesi Trigon, crocevia di scambi artistici negli anni della Guerra Fredda, che portò a Graz anche Luciano Fabro, Gianni Colombo e Luigi Ontani. Fino a gennaio la mostra è accompagnata da un programma di eventi tra cui il 12 novembre la proiezione di E.T. l’extra-terrestre. L’ingresso è gratuito.
Katherine Bernhardt. Neonfarbblendluminanzwuchtgemaeldenetzhautkollisionsgefahr, a cura di Sandro Droschl, 24 settembre 2026 – 10 gennaio 2027; chiusura natalizia dal 22 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027
HALLE FÜR KUNST Steiermark, Burgring 2, Graz